Il mio amore per l’escursionismo nato all’ombra dei grifoni

Chi mi conosce lo sa già. Il mio amore grande è l’escursionismo. Chi non mi conosce, invece, lo scopre presto e se ne fa in fretta una ragione, seguendomi tra i boschi o guardando semplicemente le mie foto. Oggi mi è capitato sottomano qualche scatto dei trekk in Sardegna e mi è venuto un brivido. Il mio amore è nato lì, qualche anno fa, nemmeno troppi, prima a Pedralta, tra armenti e spighe dorate dove la vista arriva fino a Tharros, ma soprattutto poi, lungo il sentiero che scende giù a Managu, lungo l’Alghero-Bosa, e sbocca in mare, in una caletta meravigliosa fronteggiata da un isolotto piccolo, piccolo, sorvolato dai grifoni che nidificano da sempre in quei luoghi remoti.
Era una giornata di aprile assolatissima in cui mi cimentavo in qualcosa che all’epoca mi era sembrata estremamente faticosa. Ricordo ancora bene quanto fossi rossa in volto al rientro a casa e quanto facessero male le gambe il giorno dopo. Avevo i jeans e una felpa senza zip e ovviamente non sapevo cosa fossero i pantaloni o una maglietta di tessuto tecnico e nessuno mi aveva detto che un antivento avrebbe potuto evitare di ghiacciarmi il sudore addosso al primo colpo d’aria. Gli scarponcini da trekking, ovviamente, erano lungi dall’essere acquistati… Però i profumi erano quelli che mi invitano a tornare all’aperto il prima possibile anche adesso… C’era l’odore del mirto e della macchia mediterranea e la salsedine appiccicava la pelle e rendeva salate le labbra. C’era l’aria ed il silenzio e il rumore dei passi sul brecciato e l’odore della terra smossa. C’era qualche fiore distratto a fare capolino tra i rovi e i fili d’erba. C’era la pace. Quello che però mi fa più pensare è che, per carattere, avrei senz’altro rinunciato a tornare in escursione nuovamente.
Credevo che non mi sarei mai abituata alla fatica e che non sarei mai stata al passo… Poi una persona ha creduto in me e mi ha detto che, con la giusta attrezzatura e un po’ di volontà, avrei potuto far progressi, abituarmi, fino a godermi il lato bello del camminare, quello che ti riappacifica con il tuo io e con il mondo intero, e mi ha cominciato a mostrare le carte del Linas e a raccontare quanto fosse bella Punta La Marmora. Lassù c’erano cose che io non potevo perdermi. Ha gettato un seme… Quando sono tornata a Roma quel seme l’ho messo nel bagaglio, è salito sulla nave insieme a me, ho comprato gli scarponi e ho lasciato che sbocciasse. In fondo ho fatto quello che dovremmo sempre fare quando qualcosa ci affascina: ho tentato… È una lezione che riscopro stasera pensando alla voglia che avrei di avventurarmi più seriamente in grotta… Forse nelle cose basta provarci e lasciarsi appassionare.
Sta di fatto che ora, appena posso, porto i Quattro Mori sulle vette del Centro Italia e ho trovato un amore grande che nessuno potrà togliermi… Stasera, forte di questa consapevolezza, sorridendo soddisfatta, riguardo le foto di Managu… Sì, sono cresciuta…

Post di Barbara Carmignola

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Foto di Richard Singleton via Flickr

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