La conserva di pomodoro di Tzia Pasca

Iniziava in questi giorni a preparare le bottiglie… le puliva, le sterilizzava, cercava tutto l’occorrente. Andava in giro a chiedere prezzi per i pomodori cercando il più conveniente, telefonate ad ogni ora. La sera innaffiava il basilico nei vasi per averlo bello grande. Vi racconto di un rito, che ora si sta perdendo, e che io ricordo con enorme nostalgia. Chi ha vissuto con una nonna in casa, o con dei genitori affezionati alle tradizioni capirà. Chi non lo ha vissuto, sentirà in queste parole il profumo del pomodoro che bolle, che riempie di gioia i vicoletti del centro storico, e di tutti i quartieri di Bosa. Ora la conserva di pomodoro viene comprata a prezzi stracciati nei supermercati, ma prima ogni casa aveva uno stanzino, un sottoscala, rigorosamente buio, dove conservare questo elisir. Per prima cosa si tagliavano a pezzi i pomodori, e poi si mettevano a sbollentare. Poi venivano passati, o col passaverdure, o con il robot apposito. Il ricavato veniva rimesso a bollire, a volte col sale e il basilico. Ricordo che nonna ci metteva lo zucchero. La casa si riempiva di un profumo eccezionale che a volte risento nei vicoletti di Sa costa… può il profumo di una passata di pomodoro riportarti indietro nel tempo? Si procedeva poi all’imbottigliamento… qualcosa di sacro da cui dipendeva l’esito di tutto questo immane lavoro. A scriverlo (e leggerlo) sembra semplice, ma farlo… con 40 gradi, vicino al fornello, circondata da bottiglie che bollono… credetemi non è semplice… sarà per questo che la tradizione va scemando, ma mangiare un piatto di ravioli fatto in casa da nonna, col suo sugo fatto a luglio, ti fa sentire anche a gennaio il sapore del sole di agosto. Anche questo è Bosa.

Ricetta conserva di pomodoro

 

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