Su Mortu Mortu, l’Halloween sardo

Una delle più antiche tradizioni sarde legate alla commemorazione dei morti, Su Mortu Mortu (nel nord Sardegna) o Is Animeddas (nella Sardegna del Sud), si ritrova ad essere quasi dimenticata per festeggiare Halloween.
È questo un tema discusso in questi giorni, in prossimità dei vari eventi legati alla nota festa anglosassone che si è diffusa soprattutto negli Stati Uniti raggiungendo forme accentuatamente macabre. Halloween è ormai usanza festeggiarlo anche in Italia perché fa sempre di più business.
Eppure la festa di Halloween ha tante cose in comune con “Su Mortu Mortu”, (il nome può variare secondo la zona) e anche in questo caso i bambini erano i protagonisti. In occasione della ricorrenza dei defunti, con vestiti in brandelli, o in altri paesi mascherati da fantasmi, bussavano di porta in porta per chiedere doni per le anime e tornavano a casa con alcune monete, frutta secca, fichi secchi, castagne e dolci tipici di Ognissanti come i papassini.
Una tradizione rimasta ancora viva a Bosa, per la Festa dei Morti, è quella di apparecchiare la tavola per i parenti defunti. Come mi raccontava mia zia, non si devono mettere le posate per placare il “lamento” delle anime. Lei disponeva sul tavolo un bel piatto da portata con spaghetti al pomodoro con la carne, acqua, vino, il tabacco per mio nonno, le sigarette “Nazionali” per mio zio, frutta di stagione, frutta secca, melograni, castagne bollite, dolci tipici e i lumini ad olio oppure quelli di cera, che restavano accesi tutta la notte per aspettare che le anime approfittassero di ciò che aveva preparato. Storie e tradizioni che ovviamente non mi lasciavano indifferente e che, nonostante mi incuriosissero, quando ero bambina mi facevano tanta paura.
A Gadoni invece, un piccolo paese in provincia di Nuoro, è stato persino documentato che il 2 Novembre, per i riti de “Is Fraccheras”, realizzavano delle zucche molto simili a quelle di Halloween che venivano trasformate a forma di teschio (“Sa conca e mortu”) e usate come lumi.

Ci hanno insegnato quanto è importante tramandare e vivere le nostre tradizioni perciò non ci sarebbe niente di strano se, anche in Sardegna, si festeggiasse il nostro “Halloween” che – non dimentichiamo – si chiama “Su Mortu Mortu”.

Costantino Nivola - Su Mortu Mortu
 
Nell’immagine “Su Mortu Mortu” di Costantino Nivola – Orani, 1952.

 

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7 commenti

  1. Sono i bambini che fin dalla mattina presto bussano alle porte della case chiedendo: “carchi cosa po sas animas” (qualche cosa per le anime), dolci fatti in casa come le “pabassias”, “pani de sapa”, arance, mandarini, noci e l’immancabile melagrana (frutto simbolo dei morti) è ciò che verrà regalato loro.
    Dovete sapere che in Sardegna è tradizione, ancora viva in molte zone, che la preparazione del pane e dei dolci tipici, sia un memento al femminili.
    Gli uomini sono esclusi, non ammessi.
    In Sardegna ….prima dei Celtici.
    L’anziana, riunisce figlie e nipoti e tramanda la tradizione con la preparazione dei dolci .
    Un momento dove non solo la storia diviene parte integrante ma anche i racconti, le confidenze.
    Un’altra tradizione la cena del 31 ottobre (nell’oristanese) è apparecchiare per i cari che non ci sono più e mangiate “tutti” assieme gli spaghetti conditi con pollo al sugo ….guai se qualche bambino non ne mangia….perchè passa “maria punta orusu” (figura misteriosa del mondo dei morti) che ti controlla la pancia e vede se hai rispettato le anime dei morti.
    Chiaramente finita la cena è proibito sparechiare per darela possibilità alle anime di venire a mangiare indisturbati.

    • Ciao Vitale, veramente grazie per questo interessante racconto piuttosto approfondito. Molto suggestiva la figura di “Maria Punta Orusu”! Trovo curioso scoprire queste piccole differenze a seconda della zona di provenienza della Sardegna. Anni fa ho invece scoperto, tramite un post scritto sul mio blog personale, che questo rito della preparazione della tavola per le anime dei defunti è diffuso anche in alcuni paesi della Penisola. In Sardegna le tradizioni per la commemorazione, come abbiamo visto, sono molto simili a quelle di Halloween. :-)

  2. Sono ormai 35 anni che vivo a Bosa e che apparecchio il tavolo po sas animas… Cerco di farlo con molta cura, pensando ad ognuna delle persone care e a quello, che farebbe loro piacere, trovare a casa mia….dal pacchetto di sigari per mio babbo, alla scodella di latte o brodo per nonni e cosi via…un lume acceso al centro del tavolo e…. naturalmente il tutto senza posate! Mia suocera mi ha sempre raccomandato prima di andare a dormire, di ritirare tutte le posate specialmente quelle a punta, come coltelli, forchette e forbici, perché mi diceva, che insieme alle anime buone, possono venire anche le cattive!

    • Ciao Mimmina, a Bosa grazie anche a persone come te che portano avanti la tradizione, questa usanza è ancora viva anche nei giovani. Oltre alla pasta con “su ghisadu”, che sembra non mancare mai, molti cercano di mettere in tavola qualcosa che piaceva particolarmente ai parenti defunti.

  3. anche io, nei ricordi di bambina ho la tavola apparecchiata per i defunti della famiglia, il timore che quella stanza incuteva in noi bambini, il gusto delle castagne bollite ormai freddissime dopo aver trascorso la notte sul tavolo…. mia nonna e, per qualche tempo anche mia mamma portarono avanti questa tradizione…. ma ancora più vivo è in me il ricordo che mia madre, in occasione della festa di tutti i santi e dei defunti, regalava del cibo (dolci, biscotti, caffè, zucchero…..) ad alcune famiglie, di sua conoscenza, che si trovavano in una situazione di difficoltà, o comunque a dei conoscenti, con l’intenzione che quel gesto di carità fosse a beneficio delle anime dei cari defunti della famiglia. crescendo ho capito meglio la profondità di quel gesto e da credente so che compiere un atto di carità in suffragio di un defunto è una delle azioni più potenti per le Anime dei nostri cari. questo gesto, devo dire, mi piace di più e gli riconosco un valore maggiore, anche considerando che le Anime non hanno più bisogno delle cose materiali e del cibo. come ha detto qualcuno forse è un rito che serve più a chi lo compie che ai cari defunti….

    • Ciao Grazia, è molto bello questo ricordo del gesto di tua madre e lo reputo come te di grande profondità d’animo. Avendo abitato tanti anni a Pisa e vissuto con studentesse del sud Italia, ho scoperto che regalare caffè, zucchero e biscotti soprattutto alle famiglie in lutto è ancora oggi molto diffuso in regioni come la Calabria, Puglia, Sicilia… Anche da noi, soprattutto per le signore anziane, tuttora è comune regalare questi alimenti di prima necessità alle famiglie in lutto per “alleviare” il dolore della morte di un parente. A quei tempi erano considerati alimenti di un certo pregio. Penso sia senz’altro un gesto simbolico e amichevole, soprattutto se, come tua madre, si regalano anche in occasione della Festa dei morti.

  4. Pingback: Ricetta tipica per la Festa dei Morti: Spaghetti con Su ghisadu di maialetto » Bosa Tour | Diario digitale della città di Bosa

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