Un organo da salvare

Probabilmente nessuno a Bosa ricorda di aver sentito mai l’organo del Carmine suonare. A ben vedere molti ignorano che quell’oggetto strano, messo lì sopra la porta d’ingresso, potenzialmente possa emettere suoni e che quei suoni possano diventare musica.
La storia a volte gioca scherzi strani. Quell’organo avrebbe potuto seguire la sorte di tanti strumenti consimili i quali, magari guasti o semplicemente considerati antiquati, hanno finito i propri giorni buttati in una discarica, smembrati, centinaia di canne metalliche fuse per fare pallini oppure tubi ad uso idraulico (quando si usava il piombo per tali scopi), il legname messo ad alimentare il fuoco di Sant’Antonio o riutilizzato alla bell’e meglio in qualche recinzione.
Quell’organo avrebbe potuto seguire la sorte di tanti strumenti antichi se un vecchio canonico non avesse scelto di abitare proprio nei locali attigui alla tribuna, anzi, di dormire nella stanza da cui si accede direttamente alla tribuna.
Così, involontariamente lo si è preservato dalle ingiurie degli uomini, non ultime quelle di restauratori improvvisati, ma purtroppo non a quelle dell’abbandono, del tempo che passa, della polvere, dei tarli ed anche dei topi.
E pensare che per acquistarlo, all’epoca, si dovette spendere una cifra elevatissima giustificata dal fatto che la musica in chiesa non era un fatto accessorio, ma bensì, costituiva un elemento centrale, imprescindibile del rito. Inoltre l’organo rappresentava in realtà minori in cui difficilmente si poteva stipendiare un’orchestra o una banda, un ottimo sostituto.
Purtroppo non possediamo documentazione diretta circa l’acquisto e la collocazione dell’organo. Ci è però sufficiente il nome del costruttore, Carlo Giuliani (1796-1855), per capire che l’organo è stato collocato intorno al 1844.
Giuliani è uno dei tanti artigiani lombardi che dopo una iniziale peregrinazione tra basso Piemonte si stabilisce definitivamente a Genova. Un fabbricante di solida scuola, formatosi forse a Milano, che nel 1843 viene chiamato a Cagliari a collocare un grande organo nella chiesa della comunità genovese intitolata ai Martiri Giorgio e Caterina.
Verosimilmente in quell’occasione gli viene commissionato l’organo del Carmine di Bosa, molto probabilmente dagli stessi padri Carmelitani che di lì a meno di un decennio subiranno il duro colpo inferto delle leggi Siccardi. L’organo, per la media continentale è di medie dimensioni ma in Sardegna dove all’epoca sono ancora diffusi, soprattutto nei paesi, organi di modestissime dimensioni, si presenta come uno strumento “grande”. E come gli organi nord-italiani di allora esso presenta caratteristiche che lo accomunano all’orchestra degli operisti: possiede un possente ripieno (il tipico suono “da chiesa”) affiancato a registri “di concerto” che rendono assai bene melodie e passaggi tipici del melodramma nazionale; ed è altresì dotato della “banda” ossia una vera grancassa con i piatti.
L’effetto musicale era di grande impatto, potente e colorato nei fortissimi, dolce e delicato nei piano; possiamo ben immaginare le voci marziali di Trombe e fagotto, quella garrula del Cornetto, i passaggi rapidi dell’ottavino, gli assoli melanconici del Corno Inglese, l’insieme armonico del ripieno sostenuto dai Contrabbassi.
Tutto questo ce lo dicono i non tanti organi Giuliani esistenti in Liguria e Piemonte che sono stati restaurati ed oggi suonano nuovamente (ad es. quello di Grondona presso Alessandria, dove nel 2010 il coro di Bosa e l’organista Francesco Bianco hanno eseguito musiche bosane, di tradizione orale e scritta), non tanti in verità ma sufficienti per capire che quello di Bosa è un patrimonio inestimabile che merita di essere riportato in vita.
Quando nel 1993, insieme all’amico Gigi Oliva, visitammo per la prima volta l’organo rimanemmo colpiti del suo stato di conservazione precario (polvere, detriti, canne rosicchiate dai topi) ma dall’altro fummo stupiti dalla completezza del materiale fonico dalla conservazione delle meccaniche. Sembra non mancare una canna che una.
Purtroppo in questi vent’anni tutti i tentativi fatti periodicamente per sensibilizzare la popolazione e le istituzioni per trovare i fondi per il restauro sono cadute nel vuoto, per varie ragioni. Questo ha prodotto da un lato l’innalzamento dei costi di restauro e dall’altro l’avanzare del degrado.
Far comprendere ai bosani quanto prezioso sia questo bene, restituire l’organo all’uso, significa recuperare un frammento importante della memoria di una comunità.
L’organo antico è capace di restituire con proprietà la musica pensata per le sue sonorità, ma altresì è capace di integrarsi nella contemporaneità, produrre musica nuova, recuperare le funzioni per cui è stato pensato, da quelle liturgiche a quelle propriamente concertistiche.L’organo può essere impiegato per iniziative di formazione dei giovani alla musica in un centro periferico rispetto a quelli in cui esistono istituti di formazione (scuole e Conservatori). Un ulteriore e prezioso dato da sottolineare è la possibilità che esso diventi motore di iniziative culturali (concerti, masterclasses, etc.) a livello internazionale ed anche diventare un motore per il turismo in un centro ad esso votato come Bosa.Per questo come Comitato per la Salvaguardia degli organi di Bosa, ci rivolgiamo a tutti coloro, privati ed istituzioni, che sensibili alle problematiche dell’arte e della cultura affinché con suggerimenti e donazioni in denaro contribuiscano – anche in tempi di grave crisi economica come quelli che stiamo vivendo – a ridare voce a questa “macchina meravigliosa”.

Crowdfunding

Comitato salvaguardia organi storici di Bosa
Piazza del Carmine, 08013 Bosa (OR)
CCP1007432832
IBAN IT76K 07601 17300 001007432832
Organo di Bosa da salvareL'antico organo della Chiesa del Carmelo

Di Roberto Milleddu

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