Intervento di Angelo Pisanu al Convegno sul Filet di Bosa

Pubblico il mio intervento fatto in occasione del Convegno “Su lauru ‘osincu, sa femina sarda, su telalzu e s’agu” svoltosi il 7 luglio 2007 e organizzato dall’Associazione La Foce, che al tempo presiedevo, grazie in particolare all’impegno di Cosimina “Mimina” Pinna. Lo pubblico sopratutto  perché contiene un accenno al tema dei marchi che credo sia oggi più attuale che mai. È infatti necessario che la comunità, chi la guida ma anche le associazioni attive negli specifici settori, lavorino per la valorizzazione delle bellezze e virtù che possiede.

Buona sera a tutti. Pur essendo Presidente dell’Associazione devo essere io a ringraziare per l’invito a partecipare, visto che di tutto ciò che concerne questo settore si occupa piuttosto autonomamente e con buona autosufficienza Cosimina Pinna, coadiuvata con grande entusiasmo da una schiera di attivissime allieve dei corsi e dalle maestre. E sarà infatti Mimina a presentare il programma della manifestazione, di cui questa serata costituisce solo il primo appuntamento.

Devo anche fare i complimenti e congratularmi con loro per come hanno pensato ed articolato tale programma e per la crescita che, da tre anni a questa parte, ha contrassegnato le attività. In particolare per la mostra da loro allestita che sarà aperta al pubblico da domani, notevolmente migliorata rispetto alle precedenti.

L’associazione fa molto non solo per la cultura in generale ma anche in modo specifico per la valorizzazione delle specificità del luogo in cui opera. A questo proposito devo annunciare che il 1 e 2 settembre ci sarà un Piccolo Festival, nel quale, tra le altre cose, potrete sentire alcuni canti a chitarra specifici della tradizione bosana e dei quali purtroppo nessuno si occupa, ma che sono certamente dei gioielli preziosi sia per la loro bellezza che per la loro unicità.

Non mi spetta presentare gli ospiti ma certamente ringraziarli per la loro partecipazione, a cominciare da Sandro Farina, esperto e noto giornalista di Bosa, che si è prestato quasi all’improvviso a gestire e questo convegno con una competenza che non poteva essere mutuata da altri in questo momento.

Ringrazio l’assessore alla Cultura del Comune di Bosa Maria Bonaria Zedda per aver accettato di partecipare, dandoci così la possibilità di farle presenti le istanze che da questo convegno devono emergere e sulle quali io credo e punto molto.

Infatti quando mi è stata avanzata l’ipotesi di questa manifestazione ho insistito molto sul fatto che, oltre i contenuti di tipo divulgativo concernenti il Filet e le altre lavorazioni dell’artigianato femminile di cui oggi si parlerà, il convegno fosse finalizzato alla sensibilizzazione, anche dell’apparato politico-amministrativo, nei confronti dell’avvio del percorso per l’acquisizione del marchio DOP per il Filet, o Randa ‘osinca.

I tempi per questo credo che siano già abbastanza maturi. Non tanto per il riconoscimento in sé stesso, del quale credo che il Filet e chi lo lavora non abbia bisogno, ma per la spinta che il riconoscimento, inteso dunque come strumento e non come fine, può dare a questa attività e per la spinta che, a sua volta, questa attività può dare all’economia della città.

È chiaro che c’è bisogno delle istituzioni per fare questo e che a loro spetta attivasi. Una associazione come la nostra non può andare oltre il fatto di parlarne, farne parlare, fare una campagna di sensibilizzazione …e naturalmente offrire la massima disponibilità a collaborare.

Le condizioni credo che vi siano tutte, a cominciare dalla quantità e dalla qualità dell’attività che a Bosa viene svolta col Filet, dal grande numero di persone competenti e dai corsi (a questo proposito devo ricordare che quello de La Foce non è l’unico, so di almeno un’altro), dal fatto di poter godere di studi scientifici che hanno già prodotto significativi risultati. Studi condotti dalla dott.ssa Bellini che hanno dato luogo ad una bellissima pubblicazione e che oggi verranno in parte illustrati da lei stessa. Approfitto dunque per ringraziare Claudia Bellini per la presenza a questo incontro.

Voglio salutare e ringraziare anche le sign.ra Gisella Mulas e la Sign.ra Claudia Vigo, testimoni di altri tipi di ricamo tradizionale della Sardegna, che ci hanno fatto l’onore della loro partecipazione.

Per quanto riguarda il Filet non sono certamente la persona più esperta in questa sede, ma una cosa vorrei dirla comunque. Lo chiamiamo ‘artigianato’ o ‘artigianato tradizionale’ ma attenzione a dire che si tratti soltanto di artigianato, o tradizione, stando per lo meno al significato che diamo comunemente al termine ‘tradizione’. Tradizione infatti non significa solo pedissequa ripetizione del già noto e del già fatto. Ho potuto constatare che in questa attività c’è dell’invenzione, della sperimentazione e dell’evoluzione. Non solo, ma se accettassimo la solita (e credo superata) dicotomia tra i due poli di arte (invenzione, individualità) e artigianato (ripetizione, semplice esecuzione) credo che bisognerebbe comunque iniziare a parlare, in merito al Filet, di arte vera e propria. La stessa definizione di artigianato inizia forse ad essere superata, o da superare. Io non esito a parlare di ‘arte del Filet’. Un’arte tradizionale, da tutelare ma sopratutto da coltivare.

Intervento di Angelo Pisanu
Foto di Mario Sanna

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